AMBIENTE, NASCITA, E STORIA DEL CONSORZIO RURALE DI ACQUISTO E SMERCIO DI VILLESSE, a cura di Ermellino Peressin

Correvano i primi anni del novecento ai quali i cugini ottocenteschi appena consegnati alla storia avevano lasciata in eredità, assieme al bene di una grande fede, anche il carico di una impareggiabile ed insopportabile “miseria”.
Per significare ciò che allora si intendesse mettere in evidenza con il termine “miseria”, varrà forse a renderne meglio l’idea il fatto che la cena di una famiglia il più delle volte consisteva di una polenta mai commisurata agli appetiti che la stavano insidiando, da un uovo cotto nel lardo rosolato oppure da mezza salsiccia per gli adulti mentre per i bambini un uovo oppure una salsiccia erano la razione da dividere per quattro che veniva servita dalla mamma con religioso scrupolo di imparzialità accompagnandola con la raccomandazione di ringraziare Dio di ciò che il convento era in grado di offrire. Un piatto di radicchio, infine, fattore alimentare accessorio, era destinato ad integrare le vitamine degli adulti mentre ai ragazzi veniva concesso di rinforzarsi le ossa con una chicchera di latte di mucca o di capra.
“Miseria” significava che molte famiglie già all’inizio della primavera si trovavano nella non invidiabile condizione di aver ormai dato fondo a tutte le riserve di granoturco ed a quelle più pregiate messe insieme con la generosità del maiale sacrificato durante quella che, secondo il motto arguto dei bambini veniva considerata la più grande festa dell’anno. Una tale evenienza costringeva lo sfortunato suddito a chiedere al padrone un anticipo sul raccolto futuro mentre per altri, meno fortunati ancora dei primi, si apriva l’umiliante esperienza dell’accattonaggio.

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